La Battaglia della Farina
Città della Pieve – Umbria
Ogni volta che penso alla Battaglia della Farina di Città della Pieve, mi sembra di essere ancora lì, in quella piazza satura di polvere bianca, di risate, urla e un’energia così intensa da farmi dimenticare tutto il resto.
È Agosto 2010, il sole tramonta lentamente e i terzieri si preparano a dar vita a una delle tradizioni più affascinanti che io abbia mai fotografato.
Tutto comincia quasi all’improvviso appena dopo il corteo storico che gira per la città. I carri carichi di sacchi di farina si fanno largo in diversi punti della piazza mentre i rappresentanti dei terzieri si scambiano promesse di battaglia e sguardi carichi di sfida. Il pubblico intanto si accalca lungo i bordi della piazza, pronto ad assistere al caos imminente.
Da un lato una enorme catapulta che fronteggia una torre in legno fa intuire che non sarà una battaglia simulata, come a volte accade nei cortei di rievocazione storica.
Quando tutto inizia, il tempo sembra rallentare. I primi sacchetti di farina vengono lanciati nell’aria, creando una nube leggera, quasi poetica, che si trasforma presto in una cortina bianca impenetrabile.
Tutto viene investito rapidamente da una incredibile confusione frenetica in cui a fatica si riesce a distinguere i partecipanti alla battaglia.
Nonostante un fazzolettone stretto sul viso, respirare diventa un’impresa. Ogni respiro porta con sé l’odore della farina, denso e persistente. La vista è ridotta a pochi metri. La macchina fotografica, protetta da una busta di nailon ben chiusa, è nascosta sotto un sottile strato di farina che la rende difficile da utilizzare.
Le risate e le urla dei partecipanti però creano un senso di orientamento emotivo, se non fisico.

La battaglia della Farina di Città della Pieve – un momento della battaglia
Con la macchina fotografica in mano, cerco di catturare ogni istante ed ogni espressione mi viene offerta. Sacchetti volano da ogni direzione, alcuni cadono a terra mentre altri colpiscono i partecipanti con un tonfo ovattato. Anche camminare diventa difficile attraverso i sacchetti rotti a terra.
Ogni scatto è una sfida, con la lente appannata dalla farina e la luce del sole sempre più fioca, nascosa dalla nuvola di farina che ci circonda.
Eppure, in quel caos, c’è una bellezza incredibile: i sorrisi coperti di polvere, i momenti di complicità tra i membri dei terzieri e quella strana danza disordinata che trasforma il combattimento in una sorta di celebrazione.

La battaglia della Farina
La fine della battaglia della farina
Alla fine, come ogni grande battaglia che si rispetti, tutto si conclude con una tregua improvvisa. I sacchi sono finiti, la polvere inizia a depositarsi lentamente, rivelando una piazza trasformata in un paesaggio lunare. Tutto è bianco, dai combattenti al pubblico, dai monumenti ai negozi tutto intorno alla piazza.
Ci sono abbracci calorosi, strette di mano ed anche qualche ammaccatura, ma soprattutto la promessa di una rivincita l’anno successivo.
Non saprei definire se ci sono stati vincitori o vinti. Confesso di non averlo capito ma ho avuto come la sensazione che non fosse un dettaglio così importante.
Quella giornata mi lascia qualcosa che va oltre le fotografie scattate.
Ogni tanto, riguardo quelle immagini: i volti nascosti dalla farina, le mani alzate per lanciare un ultimo sacchetto e penso a quanto sia potente una tradizione che riesce a unire storia, divertimento e un pizzico di follia. Io, da dietro la macchina fotografica, mi sono davvero divertito!


























































